Inserito da staff il 04 febbraio 2010
La proposta lanciata da Giuseppe Scopelliti ai coordinatori nazionali del Pdl per definire un programma comune per l’intero Mezzogiorno in vista delle prossime regionali fissa al meglio la cifra dell’impegno del nostro candidato: fare della Calabria la locomotiva del nuovo Sud. Lo afferma Giacomo Mancini, del Pdl.
La sfida - aggiunge - e’ quella di consegnare al passato gli sprechi, le inefficienze e gli scandali prodotti da Loiero per aprire una nuova stagione di buon governo per la Calabria e insieme per far recitare per la prima volta nella sua storia alla nostra regione, che e’ sempre stata purtroppo gregaria e molto spesso subalterna, un nuovo ruolo da protagonista e di guida di un nuovo Sud che si presenti con facce nuove, volti puliti e menti capaci.
Con la vittoria di Giuseppe Scopelliti - conclude Mancini- la Calabria avra’ l’occasione per la prima volta di avere un governatore fattivo e concreto e di avere voce e autorevolezza per guidare da protagonista il rilancio di un nuovo Mezzogiorno.
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Inserito da staff il 02 febbraio 2010
C’era una vecchia sindrome, abbastanza nota ai tempi in cui il servizio militare era obbligatorio: la sindrome da congedo, che provocava nervosismo e malessere a quanti stavano per terminare il periodo di fermo obbligatorio. Naccari Carlizzi ne ha mutuato in pieno la sintomatologia, evidenziando di non avere alcun argomento dinanzi alle puntuali osservazioni da noi formulate e una crescente, continua ansietà dinanzi
al futuro prossimo che non lo vedrà piu’ impegnato come assessore regionale.
Lo afferma Giacomo Mancini del Pdl.
Dipingere i nostri dirigenti come squadristi solo perchè gli hanno ricordato la grave dimenticanza operata su Reggio Calabria, che è la sua città-continua Mancini- suscita ironia, sconcerto, sorrisi e preoccupazioni.
Come calabresi-continua Mancini- abbiamo bene in mente i guai che questo esecutivo regionale ha inferto, di volta in volta, a Cosenza ( oggi alle prese con il fallimento del Consorzio Valle Crati , per opera dell’insipienza degli amministratori comunali e regionali), a Catanzaro, a Crotone, a Vibo, a Reggio: da questo punto di vista diciamo che la Giunta è stata “ossimoricamente democratica”, non risparmiando a nessun territorio danni e problemi. L’on Naccari ha il dovere di difendere i diritti dei calabresi, della sua città, di tutto il territorio: non lo ha fatto e oggi se ne duole, soprattutto perchè le sue strategie fallimentari sono state ben sottolineate e contestate . Siamo preoccupati, però- conclude Mancini - per la sorte politica del “soldato Naccari”: qualcuno gli offra una camomilla prima che la sindrome da congedo esploda con tutto ciò che ne consegue.
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Inserito da staff il 27 gennaio 2010
La convocazione del Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria è un evento dal grande valore simbolico che raffigura al meglio l’attenzione del Presidente Berlusconi e dell’intero esecutivo nei confronti di una regione così difficile e complessa come la Calabria – così Giacomo Mancini del PDL.
Il fatto poi che, proprio qui dove la pervicacia delle forze dell’antistato è così allarmante, il Governo abbia deciso di predisporre il piano straordinario contro le mafie, costituisce- ha continuato Mancini- un segnale forte e concreto nella sfida per l’affermazione della legalità e della libertà che appartiene soprattutto alle giovani generazioni.
Anche per questo sono convinto che l’impegno fattivo e concreto del Governo- ha concluso Mancini- troverà in Giuseppe Scopelliti e nella nuova stagione per la Calabria che egli simboleggia una interlocuzione valida e propositiva che saprà costruire un futuro importante per la comunità calabrese.
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Inserito da staff il 16 gennaio 2010
La candidatura di Stefano Caldoro in Campania inorgoglisce tutti coloro i quali provengono da una storia socialista e rappresenta l’ennesima conferma che il PDL è l’unico riferimineto credibile per i riformisti- così Giacomo Mancini del PDL. All’onorevole Caldoro- conclude Mancini- al quale mi lega un’antica amicizia familiare, iniziata con il rapporto profondo tra suo padre Tonino e mio nonno Giacomo, e rafforzata da un lavoro comune alle ultime europee, rivolgo un caloroso in bocca al lupo, convinto che saprà ripulire la sua regione dai disastri del PD dimostrando di essere un “bravo e giovane” governatore.
Inserito da staff il 15 gennaio 2010
Questo intervento di Giacomo Mancini è stato pubblicato sul Quotidiano della Calabria oggi in edicola
L’amministrazione Perugini, dopo aver gestito la gara di aggiudicazione dei servizi per la Città dei Ragazzi in maniera sinistramente disastrosa tanto che l’intera struttura è condannata a diventare un centro commerciale per giovanissimi, ha deciso anche di togliere la Biblioteca dei Ragazzi dal piano terra di Palazzo dei Bruzi, e trasferire altrove quello che rimane di essa.
Quando il Sindaco Mancini aveva deciso di allocare la Biblioteca a Palazzo dei Bruzi, non l’aveva fatto a caso. Voleva che la gioiosa irruenza, la freschezza, la spontaneità dei bambini fossero sempre presenti nel Palazzo di Città, a ispirare limpidezza e trasparenza agli amministratori, a ricordare loro in ogni circostanza che essi sono lì non per curare i loro personali interessi, ma per rendere più florido, più vivibile, più giusto il futuro della città. E soprattutto perché la città appartiene ai bambini, alle giovani generazioni che devono ereditare un mondo migliore, che si prenda cura di loro e dei loro destini. Inoltre, la loro presenza a fianco degli amministratori della città assumeva una forte valenza pedagogica: vedendo quotidianamente il loro sindaco passare, fermarsi a scambiare due chiacchiere con loro, si trovavano abitualmente a contatto con il funzionamento politico-amministrativo della loro città e apprendevano l’educazione civica sul campo, senza bisogno di studi astratti. Un’educazione civica che si rafforzava con le letture, con l’idea che il Comune si preoccupava di accoglierli, di dare loro degli stimoli culturali e formativi, e delle opportunità piacevoli e controllate per il tempo libero. Fra l’altro il Sindaco Mancini aveva incaricato una poetessa, Marisa Righetti, di creare un album a fumetti, “Comune singolare”, che spiegava il funzionamento del Comune e delle istituzioni democratiche ai bambini; e la stessa Righetti aveva girato le scuole elementari della città, per diffonderlo e presentarlo ai bambini.
Si tratta di simboli, certo; ma i simboli sono importanti, ci aiutano a capire chi siamo, in cosa ci identifichiamo, e quale progettualità esprimiamo. Così non è un caso che, al posto della Biblioteca dei ragazzi, Perugini abbia deciso di mettere lì l’ufficio della munnizza.
Inserito da staff il 09 gennaio 2010
E’ questo il titolo scelto da Mezzoeuro, settimanale di informazione calabrese, per presentare un’intervista a Giacomo Mancini con la quale il dirigente del PDL parla della sfida per il cambiamento lanciata da Giuseppe Scopelliti, dei loro avversari e delle polemiche delle ultime settimane.
Inserito da staff il 05 gennaio 2010
Mentre i dirigenti del PD continuano a litigare, la Calabria va a fondo. Sempre di più.
E’ ormai noto infatti che, nonostante le dichiarazioni in senso contrario e tranquillizzanti dell’assessore al bilancio Dementrio Naccari Carlizzi (le ultime proprio nel corso della seduta del consiglio regionale del 30 dicembre), la giunta regionale ha sforato il patto di stabilità. Ciò significa che la regione non ha rispettato i parametri finanziari e di bilancio fissati dal Parlamento e non ha approvato entro il termine del 31 dicembre la legge di bilancio.
Il fallimento è grave e le sue conseguenze devastanti.
Non rispettare il patto di stabilità significa, infatti, vedere bloccato ogni tipo di investimento strutturale anche quelli programmati e tanto enfatizzati dall’onorevole Loiero ; vuol dire non poter provvedere alle stabilizzazioni di centinaia di precari della pubblica amministrazione tante volte (sempre inutilmente) promesse dall’esecutivo e dalla sua maggioranza; corrisponde a non poter pagare i mandati ai creditori (istituzioni pubbliche, imprese privati e cittadini); equivale ad aumentare il debito regionale che potrà essere ripianato unicamente imponendo ai calabresi una maggiore pressione fiscale e quindi aumentando tasse e tributi.
Insomma un vero disastro. Il cui conto salato sarà tutto sulle spalle dei calabresi.
Qualcuno, tentando di minimizzare la portata deflagrante della situazione attuale, potrà obiettare che già in passato era successo che il bilancio regionale non fosse approvato nei tempi e con le modalità previste dalla legge nazionale.
E, però, una situazione così grave con effetti così negativi, mai, nella storia quarantennale del regionalismo italiano, si era verificata.
Non è improbabile che la Calabria per il mancato rispetto del patto di stabilità riceva sanzioni pesanti dalle istituzioni comunitarie, nazionali e dalla magistratura non solo contabile.
E, purtroppo, non è soltanto una questioni di freddi numeri e di conti che non tornano.
E’ molto di più.
Lo sforamento del patto di stabilità, infatti, implica una frattura profonda con i doveri di trasparenza e legalità ai quali ogni amministratore e ogni istituzione, ancora di più nel Mezzogiorno, dovrebbe ispirare la propria azione di governo della cosa pubblica.
In Calabria, invece, siamo all’anno zero.
Basti pensare che su impulso della giunta, gli uffici hanno avviato un’interlocuzione con i creditori per accertare l’entità esatta della somma da loro vantata nei confronti della regione, perché (è incredibile a dirsi ma è la verità) la massima istituzione regionale non conosce nemmeno a quanto ammonti il proprio debito.
Se la situazione non fosse così tragica, ci sarebbe da ridere.
Ma purtroppo il fallimento non si ferma qui.
Perché non contenti di tanti e tali danni i dirigenti del PD si producono in uno sconfortante e avvilente teatrino nel quale divisi in fazioni si scontrano, gli uni contro gli altri armati, nel tentativo di scaraventare, gli uni sugli altri, le pesanti responsabilità della crisi profonda in cui hanno fatto finire la nostra amata Calabria.
Quando è invece evidente, proprio a tutti, come sta a dimostrare anche questa grave vicenda, che la responsabilità è di tutto il PD indistintamente.
E proprio da questo fallimento, che ha messo in ginocchio la nostra regione, che parte la sfida di Giuseppe Scopelliti e del PDL per una nuova stagione della Calabria.
L’ambizione è quella di ridare autorevolezza alla Regione, che oggi è percepita come una istituzione priva di ogni credibilità. Iniziando dall’affermare il rispetto ferreo delle regole e della trasparenza non più solamente predicato attraverso vacui proclami e vuoti slogan, ma al contrario praticato con comportamenti seri e intransigenti.
Iniziando dal garantire il pagamento in tempi rapidi a cittadini, imprese e istituzioni di ogni credito certo vantato.
E, più in generale, dall’osservanza delle leggi di bilancio che in questi anni sono state calpestate.

Ormai mancano solo poche ore alla fine dell’anno vecchio e all’inizio di quello nuovo.
E’ tempo di auguri. Anche da parte mia.
Auguri a tutti coloro che nel 2009 (da ogni angolo del pianeta) si sono collegati con il mio blog seguendo queste pagine. Auguri a chi ha voluto lasciare il proprio commento consegnandomi suggerimenti, apprezzamenti e anche critiche.
Auguri e grazie infinite a chi mi ha sostenuto: agli amici di sempre che ancora una volta mi hanno fatto sentire la loro preziosa vicinanza ed a quelli nuovi che mi hanno accolto con amicizia e generosità.
Auguri e sessantaduemilavolte grazie agli elettori che mi hanno votato premiandomi con la loro stima e la loro fiducia.
Quello che sta per iniziare sarà un anno di nuove sfide.
Lo affronterò con l’impegno e la determinazione di sempre.
Buon 2010 a tutti.
Inserito da staff il 29 dicembre 2009
Sono volgari e inqualificabili le parole con le quale l’onorevole Di Pietro ha commentato la giusta e lungimirante decisione del Sindaco Moratti di intitolare un luogo di Milano a Bettino Craxi - così Giacomo Mancini del PDL. Così come è sconfortante il silenzio della nuova dirigenza del PD – ha continuato Mancini- che non ha espresso una netta presa di distanza da toni e giudizi che instillano odio e che impediscono un costruttivo confronto nell’interesse del Paese. La verità- ha concluso Mancini- è che tanta parte della cosiddetta sinistra è ancora imprigionata dal becero giustizialismo di Di Pietro che le impedirà per chissà quanto altro tempo ancora uno sbocco realmente riformista.
Inserito da staff il 27 dicembre 2009
Questo intervento di Giacomo Mancini è stato pubblicato sulla prima pagina del Quotidiano della Calabria oggi in edicola
In un passaggio del forum con il Quotidiano della Calabria - che ha fornito l’occasione al candidato a governatore del PDL per produrre un’analisi a 360 gradi sui programmi, sulle alleanze e sul futuro della nostra regione - Giuseppe Scopelliti ha parlato di me dicendo: “Mancini é uno dei più grandi sostenitori della mia candidatura e io vedo in lui un giovane brillante che può contribuire alla crescita della mia terra”.
Quelle parole non sono solo un lusinghiero riconoscimento nei miei confronti ma, ancor di più, rappresentano la cifra politica cui è ispirata la candidatura di Giuseppe Scopelliti: dialogare e coinvolgere energie giovani che, pur provenendo da storie diverse, decidono di lavorare insieme, sostenendosi lealmente e unite da una vicinanza generazionale, per realizzare insieme un grande progetto di riscatto per la nostra terra.
Era prevedibile che, per ostacolare un approccio così moderno e lungimirante, coloro che si oppongono al cambiamento tentino di rinfocolare gli antichi contrasti, che hanno dilaniato la comunità calabrese ormai quaranta anni fa. Su quelle vicende il giudizio, sereno e obiettivo, spetta agli storici, dai quali sono sicuro che Mancini verrà considerato come un leader riformatore mai guidato da visioni grette.
Così come era scontato che il rapporto, stretto e profondo, tra un figlio politico della rivolta di Reggio del 1970 ed il nipote dell’allora segretario nazionale del PSI che, in quei giorni lontani, fu impiccato in effige in piazza, scombini i piani di quanti cercano di alimentare il campanilismo più becero e le divisioni più profonde tra i nostri territori.
Del resto, recentemente, l’onorevole Loiero ha, provocatoriamente, ricordato al candidato a governatore del PDL che la sede della giunta è a Catanzaro e non a Reggio Calabria.
Per questo non mi stupisce che si tenti di tener viva questa polemica. Né mi sorprende che ad intervenire sia stata chiamata chi porta un cognome non neutro. Infatti proprio lo spietato dittatore Stalin insegnava che il colpo più terribile per il nemico è quello assestato da chi a questi è più vicino.
Per me non è una novità. Da tempo, sono vittima del veleno di chi, nell’edizione del 24 dicembre, è stata ospitata sulla prima pagina de il Quotidiano della Calabria. Nel corso di ogni campagna elettorale devo subire i suoi astiosi attacchi. L’ultimo (anzi, adesso è il penultimo) fu scatenato in occasione delle elezioni europee dello scorso giugno. Il primo, invece, risale a dieci anni fa, quando mio nonno decise di presentare, per la prima volta, la mia candidatura. All’epoca, naturalmente, il bersaglio non fu la mia persona, ma mio nonno stesso che evitò, da allora, di rispondere alle pressanti telefonate che giungevano da Roma.
Per parte mia mi sono sempre imposto di tacere e di tenermi dentro l’amarezza e il dispiacere di questi attacchi tanto violenti quanto ingiusti. Se oggi decido di rompere il silenzio è non solo e non tanto per far notare come tanta acrimonia trovi giustificazione in interessi ben più prosaici di un presunto amore per la verità sui protagonisti della storia della Calabria: infatti, tra le altre miserie, di cui sono stato bersaglio, ci fu anche quella di subire una denuncia penale (sic!) per aver deciso - insieme a mio padre, il giornalista e scrittore Pietro Mancini, e alla vedova di mio nonno, la compianta donna Vittoria Vocaturo – di donare il monumentale archivio cartaceo, fotografico e filmico prodotto da Giacomo Mancini, al Senato della Repubblica, allo scopo di rendere più agevole la sua conoscenza ed il suo studio da parte delle nuove generazioni.
Ma ho deciso di intervenire, soprattutto, perché mi preme sottolineare e rimarcare la sfida che ha presentato ai calabresi Giuseppe Scopelliti.
La nostra missione è quella di costruire la nuova stagione della Calabria. Di guardare al futuro. Di provare a dare una speranza ad una comunità che la sta perdendo. Di provocare una rivoluzione serena contro i mali antichi della nostra aspra e complessa terra.
Per vincere questa sfida, che è così ambiziosa da far tremare i polsi, occorre mettere in campo uno sforzo corale, che faccia lavorare, gomito a gomito, anche chi porta con sé storie diverse, anche quelle che, nei lontani anni 70, si scontrarono, violentemente, lasciando sul campo dolore, sofferenza e morte.
Ed è proprio per questo che per parte mia - che mi sono sempre mosso, pur commettendo alcuni errori, con l’ obiettivo di onorare gli insegnamenti dello “statista del fare” Giacomo Mancini e di difendere la sua lezione politica, pagando per questo prezzi salatissimi – vorrei inginocchiarmi al cospetto della lapide, che ricorda i fatti e le vittime di Reggio Calabria nel 1970.
Mi inginocchio rispettoso e commosso per inviare un forte e credibile messaggio di omaggio per chi, purtroppo, è caduto e, insieme, di speranza per chi ha voglia di continuare a lottare per la nostra amata Calabria.
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leggi la lettera di Pietro Mancini
leggi l’intervento di Sergio Dragone
leggi lettera di Antonio Landolfi
leggi lettera di Giacomo Mancini
leggi Il Corriere della Sera
Leggi Rita Anania
leggi lettera di Daniela Francini
leggi lettara di Sergio Dragone
leggi lettera di Salvatore Magarò
leggi lettera di Ottavio Rossani