Biografia

Mi chiamo Giacomo perché Giacomo si chiamava mio nonno.

Anzi fu proprio mio nonno a impormi il suo nome vincendo le idee dei miei genitori, soprattutto quelle di mia mamma.

La mia vita è trascorsa serena fino al 20 maggio 1990, una data che straccerei dal calendario. Quel giorno persi mia mamma. Avevo diciassette anni.

Da lei che faceva l’architetto e che da ragazzino accompagnavo sui cantieri e aiutavo ad arrotolare i lucidi che staccavo da un enorme tavolo da disegno arancione, ho imparato il senso pratico e la concretezza.

Da mio papà, che è giornalista e che seguivo nella redazione del giornale per il quale lavorava per vedere come si formavano i caratteri di piombo e la matrice ricoperta di inchiostro, invece ho preso l’interesse per i libri e la facilità nella scrittura.

E anche la passione per il calcio che ho trasmesso adesso ai miei figli.

Il più grande si chiama Pietro, ha undici anni, frequenta la prima media alla Zumbini. E gioca terzino sinistro negli esordienti della Real Cosenza.

Il più piccolo si chiama Umberto ed è in seconda elementare alla de Matera.

Umberto è un bambino a sviluppo speciale che calamita le attenzioni e anche le preoccupazioni di tutti quanti noi. E’ per il suo futuro che ogni giorno cerco di impegnarmi oltre il massimo delle mie capacità.

Insieme a mia moglie Michela, che è docente universitaria e ai nostri due figli, abitiamo nel cuore del centro storico di Cosenza, nell’antico palazzo di famiglia.

Qui ha sede anche l’azienda che amministro, una start up che si occupa di consulenza alle imprese e agli enti pubblici in particolare sui fondi comunitari e sulle politiche di bilancio.

A rimboccarmi le maniche ho iniziato presto. A tredici anni finita la scuola andavo a raccogliere patate. Sveglia all’alba e tutta la giornata nei campi.

Il mio primo impatto con la politica fu violento. Nel vero senso della parola.

Fui sbattuto al muro della mia scuola mentre volantinavo all’entrata prima che suonasse la campanella della prima ora.

Avevo sedici anni.

Ma la vera e propria formazione la ebbi vivendo al fianco di mio nonno la sua esperienza di sindaco di Cosenza. In quegli anni ho imparato che il vero e unico fine dell’impegno politico è quello di fare, di realizzare , di offrire qualcosa in più alla propria comunità.

E con questa idea del fare ben chiara ho iniziato il mio percorso.

Il mio essere timido mi ha sempre condizionato nei rapporti interpersonali.

Un po’ meno nelle apparizioni pubbliche. L’unica cosa che mi ha sempre fatto tremare le gambe era prendere la parola al fianco di mio nonno. Nulla mi ha procurato cosi emozione.

La prima elezione la conquistai in consiglio provinciale nel 1999. Nel 2001, quando avevo 28 anni, fui eletto alla Camera dei Deputati.

Quando furono noti i risultati e lo comunicai a mio nonno, mi disse commosso: “adesso posso morire felice”.

Mori l’anno successivo. Ma ogni settimana al mio ritorno da Roma pretendeva un racconto minuzioso della mia attività.

Nei sette anni da parlamentare (sono stato rieletto nel 2006) mi sono impegnato per dare voce alla Calabria e alla nostra città. Intervenendo in Aula, presentando interrogazioni, interpellanze e proposte di legge. Cercando di partecipare anche alle grandi discussioni sui temi di politica nazionale e internazionale. Anche così ho guadagnato la stima e l’amicizia di tanti dirigenti e personalità di caratura nazionale.

Dal 2010 a fine del 2014 ho fatto l’assessore della Regione Calabria. Mi sono occupato del bilancio che ho contribuito a mettere in ordine facendolo approvare sempre nei tempi previsti dalla legge. Cosa mai avvenuta prima. E di fondi comunitari. Non c’è paese anche piccolo che non abbia realizzato un’opera anche grazie al mio impegno.

Per due mandati sono stato consigliere comunale di Cosenza. Senza mai avere responsabilità di governo. Fino ad oggi.