Inserito da staff il 02 febbraio 2010
C’era una vecchia sindrome, abbastanza nota ai tempi in cui il servizio militare era obbligatorio: la sindrome da congedo, che provocava nervosismo e malessere a quanti stavano per terminare il periodo di fermo obbligatorio. Naccari Carlizzi ne ha mutuato in pieno la sintomatologia, evidenziando di non avere alcun argomento dinanzi alle puntuali osservazioni da noi formulate e una crescente, continua ansietà dinanzi
al futuro prossimo che non lo vedrà piu’ impegnato come assessore regionale.
Lo afferma Giacomo Mancini del Pdl.
Dipingere i nostri dirigenti come squadristi solo perchè gli hanno ricordato la grave dimenticanza operata su Reggio Calabria, che è la sua città-continua Mancini- suscita ironia, sconcerto, sorrisi e preoccupazioni.
Come calabresi-continua Mancini- abbiamo bene in mente i guai che questo esecutivo regionale ha inferto, di volta in volta, a Cosenza ( oggi alle prese con il fallimento del Consorzio Valle Crati , per opera dell’insipienza degli amministratori comunali e regionali), a Catanzaro, a Crotone, a Vibo, a Reggio: da questo punto di vista diciamo che la Giunta è stata “ossimoricamente democratica”, non risparmiando a nessun territorio danni e problemi. L’on Naccari ha il dovere di difendere i diritti dei calabresi, della sua città, di tutto il territorio: non lo ha fatto e oggi se ne duole, soprattutto perchè le sue strategie fallimentari sono state ben sottolineate e contestate . Siamo preoccupati, però- conclude Mancini – per la sorte politica del “soldato Naccari”: qualcuno gli offra una camomilla prima che la sindrome da congedo esploda con tutto ciò che ne consegue.
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Inserito da staff il 27 dicembre 2009
Questo intervento di Giacomo Mancini è stato pubblicato sulla prima pagina del Quotidiano della Calabria oggi in edicola
In un passaggio del forum con il Quotidiano della Calabria – che ha fornito l’occasione al candidato a governatore del PDL per produrre un’analisi a 360 gradi sui programmi, sulle alleanze e sul futuro della nostra regione – Giuseppe Scopelliti ha parlato di me dicendo: “Mancini é uno dei più grandi sostenitori della mia candidatura e io vedo in lui un giovane brillante che può contribuire alla crescita della mia terra”.
Quelle parole non sono solo un lusinghiero riconoscimento nei miei confronti ma, ancor di più, rappresentano la cifra politica cui è ispirata la candidatura di Giuseppe Scopelliti: dialogare e coinvolgere energie giovani che, pur provenendo da storie diverse, decidono di lavorare insieme, sostenendosi lealmente e unite da una vicinanza generazionale, per realizzare insieme un grande progetto di riscatto per la nostra terra.
Era prevedibile che, per ostacolare un approccio così moderno e lungimirante, coloro che si oppongono al cambiamento tentino di rinfocolare gli antichi contrasti, che hanno dilaniato la comunità calabrese ormai quaranta anni fa. Su quelle vicende il giudizio, sereno e obiettivo, spetta agli storici, dai quali sono sicuro che Mancini verrà considerato come un leader riformatore mai guidato da visioni grette.
Così come era scontato che il rapporto, stretto e profondo, tra un figlio politico della rivolta di Reggio del 1970 ed il nipote dell’allora segretario nazionale del PSI che, in quei giorni lontani, fu impiccato in effige in piazza, scombini i piani di quanti cercano di alimentare il campanilismo più becero e le divisioni più profonde tra i nostri territori.
Del resto, recentemente, l’onorevole Loiero ha, provocatoriamente, ricordato al candidato a governatore del PDL che la sede della giunta è a Catanzaro e non a Reggio Calabria.
Per questo non mi stupisce che si tenti di tener viva questa polemica. Né mi sorprende che ad intervenire sia stata chiamata chi porta un cognome non neutro. Infatti proprio lo spietato dittatore Stalin insegnava che il colpo più terribile per il nemico è quello assestato da chi a questi è più vicino.
Per me non è una novità. Da tempo, sono vittima del veleno di chi, nell’edizione del 24 dicembre, è stata ospitata sulla prima pagina de il Quotidiano della Calabria. Nel corso di ogni campagna elettorale devo subire i suoi astiosi attacchi. L’ultimo (anzi, adesso è il penultimo) fu scatenato in occasione delle elezioni europee dello scorso giugno. Il primo, invece, risale a dieci anni fa, quando mio nonno decise di presentare, per la prima volta, la mia candidatura. All’epoca, naturalmente, il bersaglio non fu la mia persona, ma mio nonno stesso che evitò, da allora, di rispondere alle pressanti telefonate che giungevano da Roma.
Per parte mia mi sono sempre imposto di tacere e di tenermi dentro l’amarezza e il dispiacere di questi attacchi tanto violenti quanto ingiusti. Se oggi decido di rompere il silenzio è non solo e non tanto per far notare come tanta acrimonia trovi giustificazione in interessi ben più prosaici di un presunto amore per la verità sui protagonisti della storia della Calabria: infatti, tra le altre miserie, di cui sono stato bersaglio, ci fu anche quella di subire una denuncia penale (sic!) per aver deciso – insieme a mio padre, il giornalista e scrittore Pietro Mancini, e alla vedova di mio nonno, la compianta donna Vittoria Vocaturo – di donare il monumentale archivio cartaceo, fotografico e filmico prodotto da Giacomo Mancini, al Senato della Repubblica, allo scopo di rendere più agevole la sua conoscenza ed il suo studio da parte delle nuove generazioni.
Ma ho deciso di intervenire, soprattutto, perché mi preme sottolineare e rimarcare la sfida che ha presentato ai calabresi Giuseppe Scopelliti.
La nostra missione è quella di costruire la nuova stagione della Calabria. Di guardare al futuro. Di provare a dare una speranza ad una comunità che la sta perdendo. Di provocare una rivoluzione serena contro i mali antichi della nostra aspra e complessa terra.
Per vincere questa sfida, che è così ambiziosa da far tremare i polsi, occorre mettere in campo uno sforzo corale, che faccia lavorare, gomito a gomito, anche chi porta con sé storie diverse, anche quelle che, nei lontani anni 70, si scontrarono, violentemente, lasciando sul campo dolore, sofferenza e morte.
Ed è proprio per questo che per parte mia – che mi sono sempre mosso, pur commettendo alcuni errori, con l’ obiettivo di onorare gli insegnamenti dello “statista del fare” Giacomo Mancini e di difendere la sua lezione politica, pagando per questo prezzi salatissimi – vorrei inginocchiarmi al cospetto della lapide, che ricorda i fatti e le vittime di Reggio Calabria nel 1970.
Mi inginocchio rispettoso e commosso per inviare un forte e credibile messaggio di omaggio per chi, purtroppo, è caduto e, insieme, di speranza per chi ha voglia di continuare a lottare per la nostra amata Calabria.
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Inserito da staff il 14 dicembre 2009
La cultura politica riformista e innovativa di Craxi e Mancini è ancora vitale. La loro capacità di cambiare le cose attraverso azioni politiche concrete, la cosiddetta “politica delle cose”, può essere un esempio per coloro che oggi sono chiamati a governare i processi di cambiamento. Ciò vale anche per quelli che vengono da storie e culture diverse dal socialismo riformista.
E’ questo il messaggio che è venuto dal convegno di studi su Giacomo Mancini e Bettino Craxi, svoltosi a Catanzaro per iniziativa del Circolo “Willy Brandt” e delle due Fondazioni che portano i nomi dei due leader socialisti.
Non ha avuto difficoltà a definire Mancini e Craxi antesignani della “politica del fare” il leader del PDLCalabria e candidato a Governatore Giuseppe Scopellit “Mancini e Craxi – ha detto – sono esempi di fattività politica a cui ispirarsi”.
Stefania Craxi, sottosegretario agli esteri e presidente della Fondazione Craxi, ha orgogliosamente rivendicato i meriti dei due leader socialisti che hanno lasciato tracce profonde nell’Italia repubblicana.
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Inserito da staff il 14 novembre 2009
I cento anni del Teatro Rendano, una delle più prestigiose istituzioni culturali della città, meritavano ben altro tipo di celebrazione rispetto a quella proposta dall’attuale amministrazione comunale.
Un cartellone composto unicamente da i Pagliacci e la Lucia di Lammermoor non è adeguato a Cosenza, non è rispettoso della sua tradizione, non è consono alla celebrazione del centenario del nostro Teatro- così Giacomo Mancini.
Assomiglia, invece, al surrogato, che, veniva venduto, quando ero bambino, nei mercatini periferici al posto del cioccolato, che era considerato troppo caro e troppo raffinato.
Purtroppo, come i cosentini sanno bene, questa amministrazione si è specializzata in surrogati. Anche nell’offerta culturale :il festival delle Invasioni, San Giuseppe rock, la Casa delle Culture, la lirica.
Eppure- ha continuato Mancini- in tanti ricordano con rimpianto quando, solo alcuni anni fa, il Rendano risplendeva. Dall’inizio di ottobre fino a metà dicembre il Teatro veniva riservato esclusivamente alla lirica, ogni altra manifestazione pubblica veniva dirottata altrove. Sulla facciata veniva calato un telo che esibiva il cartellone, che peraltro era stato già annunciato alla stampa nazionale in una conferenza che si svolgeva al Castello Svevo, a tempo debito, ossia all’inizio dell’estate.
Cosenza non ospitava, come accade oggi, qualche compagnia di ventura, utile soltanto a rabberciare qualche spettacolo di secondo ordine raccogliticcio e improvvisato. Il Teatro diventava un centro di alta produzione. Capitava che una o più opere liriche venivano prodotte dal teatro stesso, coinvolgendo la Philarmonia Mediterranea, ossia i musicisti della città, ma anche la sartoria, le maestranze, i tecnici interni ed esterni.
Frequentare in quei giorni il Rendano- ha proseguito Mancini- era un piacere: si incontravano artisti di livello internazionale, si poteva osservarli durante le prove, si poteva apprendere e ammirare la loro professionalità e il loro talento.
E i risultati si vedevano: le opere realizzate a Cosenza vincevano premi internazionali, le maggiori riviste del settore scendevano a Cosenza a realizzare speciali sulla nostra stagione lirica.
E non mancavano le manifestazioni che, allora venivano considerate di contorno, come il premio internazionale Giacomantonio, che ha fatto conoscere e ha premiato giovani virtuosi dello strumento musicale a livello mondiale.
Il teatro era luogo di ritrovo dell’intellighenzia. Era sede di un mensile chiamato, appunto, Teatro Rendano, che produceva dibattito e pensiero, non era un foglio propagandistico ma, testimoniando lo spirito liberale degli amministratori dell’epoca, rivolgeva anche critiche agli stessi spettacoli realizzati dal teatro.
Ricordo quegli anni, senza voler enfatizzare nulla, ma con la volontà di chiamare a raccolta i protagonisti di allora insieme ai talenti che lì si sono formati e che inondavano con la loro passione il centro storico e alle energie che vogliono che si animi il Rendano.
E dico a tutti loro: è arrivato il momento di ripartire, di ricominciare insieme a lavorare per Cosenza.
Quest’anno, come è consuetudine da quando si è insediata questa amministrazione, in tanti si organizzeranno per andare al Politeama di Catanzaro per assistere a spettacoli di buon livello.
Ma deve essere l’ultimo anno- ha concluso Mancini- Deve essere l’ultima volta che per non evidenziare i tanti spazi vuoti con un giro di telefonate gli amici vengono pregati di accomodarsi gratis in platea.
Cosenza e il Rendano meritano di meglio.
leggilo su Il Quotidiano della Calabria
leggi nota di Vincenzo Adamo
leggi il reportage di Rosita Gangi
leggi nota di Franco Dionesalvi sul Quotidiano della Calabria
Inserito da staff il 29 ottobre 2009
La decisione del ministro Alfano di realizzare a Catanzaro la terza scuola di magistratura in Italia è un successo importante per tutta la Calabria –così Giacomo Mancini del PDL.
Da cosentino mi rallegro per la legittima soddisfazione della città di Catanzaro- ha continuato Mancini- e mi compiaccio per questa bella vittoria che è stata possibile anche grazie alla forte iniziativa messa in campo dal coordinatore del PDL Giuseppe Scopelliti che, anche in questa sfida, si è speso con la stessa passione che lo ha animato per il conseguimento del riconoscimento di Città Metropolitana per Reggio Calabria.
Questo bel risultato rappresenta perfettamente l’impegno concreto e fattivo di una nuova classe dirigente che sia a Roma che in Calabria mette fine con i fatti ad un vecchio campanilismo sterile e inconcludente e che lavora –ha concluso Mancini- alla definizione di un progetto di crescita virtuosa che riguardi tutti i territori calabresi.
Inserito da staff il 19 maggio 2009
Il direttivo provinciale della Federazione del Nuovo PsI di Catanzaro si è riunito per mettere a punto la strategia del partito socialista in vista delle ormai imminenti consultazioni elettorali Europee e amministrative.
La Federazione del Nuovo PSI ha mostrato un chiaro sostegno alla candidatura di Giacomo Mancini jr, “che rappresenta – è stato detto – un elemento di grande novità che consente di affermare, all’interno del Pdl, la presenza significativa e non simbolica di un’area socialista e riformista”.
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