Inserito da staff il 27 gennaio 2010
La convocazione del Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria è un evento dal grande valore simbolico che raffigura al meglio l’attenzione del Presidente Berlusconi e dell’intero esecutivo nei confronti di una regione così difficile e complessa come la Calabria – così Giacomo Mancini del PDL.
Il fatto poi che, proprio qui dove la pervicacia delle forze dell’antistato è così allarmante, il Governo abbia deciso di predisporre il piano straordinario contro le mafie, costituisce- ha continuato Mancini- un segnale forte e concreto nella sfida per l’affermazione della legalità e della libertà che appartiene soprattutto alle giovani generazioni.
Anche per questo sono convinto che l’impegno fattivo e concreto del Governo- ha concluso Mancini- troverà in Giuseppe Scopelliti e nella nuova stagione per la Calabria che egli simboleggia una interlocuzione valida e propositiva che saprà costruire un futuro importante per la comunità calabrese.
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leggi Gazzetta del Sud
leggi il commento di Arcangelo Badolati
Inserito da staff il 16 gennaio 2010
La candidatura di Stefano Caldoro in Campania inorgoglisce tutti coloro i quali provengono da una storia socialista e rappresenta l’ennesima conferma che il PDL è l’unico riferimineto credibile per i riformisti- così Giacomo Mancini del PDL. All’onorevole Caldoro- conclude Mancini- al quale mi lega un’antica amicizia familiare, iniziata con il rapporto profondo tra suo padre Tonino e mio nonno Giacomo, e rafforzata da un lavoro comune alle ultime europee, rivolgo un caloroso in bocca al lupo, convinto che saprà ripulire la sua regione dai disastri del PD dimostrando di essere un “bravo e giovane” governatore.
Inserito da staff il 15 gennaio 2010
Questo intervento di Giacomo Mancini è stato pubblicato sul Quotidiano della Calabria oggi in edicola
L’amministrazione Perugini, dopo aver gestito la gara di aggiudicazione dei servizi per la Città dei Ragazzi in maniera sinistramente disastrosa tanto che l’intera struttura è condannata a diventare un centro commerciale per giovanissimi, ha deciso anche di togliere la Biblioteca dei Ragazzi dal piano terra di Palazzo dei Bruzi, e trasferire altrove quello che rimane di essa.
Quando il Sindaco Mancini aveva deciso di allocare la Biblioteca a Palazzo dei Bruzi, non l’aveva fatto a caso. Voleva che la gioiosa irruenza, la freschezza, la spontaneità dei bambini fossero sempre presenti nel Palazzo di Città, a ispirare limpidezza e trasparenza agli amministratori, a ricordare loro in ogni circostanza che essi sono lì non per curare i loro personali interessi, ma per rendere più florido, più vivibile, più giusto il futuro della città. E soprattutto perché la città appartiene ai bambini, alle giovani generazioni che devono ereditare un mondo migliore, che si prenda cura di loro e dei loro destini. Inoltre, la loro presenza a fianco degli amministratori della città assumeva una forte valenza pedagogica: vedendo quotidianamente il loro sindaco passare, fermarsi a scambiare due chiacchiere con loro, si trovavano abitualmente a contatto con il funzionamento politico-amministrativo della loro città e apprendevano l’educazione civica sul campo, senza bisogno di studi astratti. Un’educazione civica che si rafforzava con le letture, con l’idea che il Comune si preoccupava di accoglierli, di dare loro degli stimoli culturali e formativi, e delle opportunità piacevoli e controllate per il tempo libero. Fra l’altro il Sindaco Mancini aveva incaricato una poetessa, Marisa Righetti, di creare un album a fumetti, “Comune singolare”, che spiegava il funzionamento del Comune e delle istituzioni democratiche ai bambini; e la stessa Righetti aveva girato le scuole elementari della città, per diffonderlo e presentarlo ai bambini.
Si tratta di simboli, certo; ma i simboli sono importanti, ci aiutano a capire chi siamo, in cosa ci identifichiamo, e quale progettualità esprimiamo. Così non è un caso che, al posto della Biblioteca dei ragazzi, Perugini abbia deciso di mettere lì l’ufficio della munnizza.
Inserito da staff il 09 gennaio 2010
E’ questo il titolo scelto da Mezzoeuro, settimanale di informazione calabrese, per presentare un’intervista a Giacomo Mancini con la quale il dirigente del PDL parla della sfida per il cambiamento lanciata da Giuseppe Scopelliti, dei loro avversari e delle polemiche delle ultime settimane.
Inserito da staff il 05 gennaio 2010
Mentre i dirigenti del PD continuano a litigare, la Calabria va a fondo. Sempre di più.
E’ ormai noto infatti che, nonostante le dichiarazioni in senso contrario e tranquillizzanti dell’assessore al bilancio Dementrio Naccari Carlizzi (le ultime proprio nel corso della seduta del consiglio regionale del 30 dicembre), la giunta regionale ha sforato il patto di stabilità. Ciò significa che la regione non ha rispettato i parametri finanziari e di bilancio fissati dal Parlamento e non ha approvato entro il termine del 31 dicembre la legge di bilancio.
Il fallimento è grave e le sue conseguenze devastanti.
Non rispettare il patto di stabilità significa, infatti, vedere bloccato ogni tipo di investimento strutturale anche quelli programmati e tanto enfatizzati dall’onorevole Loiero ; vuol dire non poter provvedere alle stabilizzazioni di centinaia di precari della pubblica amministrazione tante volte (sempre inutilmente) promesse dall’esecutivo e dalla sua maggioranza; corrisponde a non poter pagare i mandati ai creditori (istituzioni pubbliche, imprese privati e cittadini); equivale ad aumentare il debito regionale che potrà essere ripianato unicamente imponendo ai calabresi una maggiore pressione fiscale e quindi aumentando tasse e tributi.
Insomma un vero disastro. Il cui conto salato sarà tutto sulle spalle dei calabresi.
Qualcuno, tentando di minimizzare la portata deflagrante della situazione attuale, potrà obiettare che già in passato era successo che il bilancio regionale non fosse approvato nei tempi e con le modalità previste dalla legge nazionale.
E, però, una situazione così grave con effetti così negativi, mai, nella storia quarantennale del regionalismo italiano, si era verificata.
Non è improbabile che la Calabria per il mancato rispetto del patto di stabilità riceva sanzioni pesanti dalle istituzioni comunitarie, nazionali e dalla magistratura non solo contabile.
E, purtroppo, non è soltanto una questioni di freddi numeri e di conti che non tornano.
E’ molto di più.
Lo sforamento del patto di stabilità, infatti, implica una frattura profonda con i doveri di trasparenza e legalità ai quali ogni amministratore e ogni istituzione, ancora di più nel Mezzogiorno, dovrebbe ispirare la propria azione di governo della cosa pubblica.
In Calabria, invece, siamo all’anno zero.
Basti pensare che su impulso della giunta, gli uffici hanno avviato un’interlocuzione con i creditori per accertare l’entità esatta della somma da loro vantata nei confronti della regione, perché (è incredibile a dirsi ma è la verità) la massima istituzione regionale non conosce nemmeno a quanto ammonti il proprio debito.
Se la situazione non fosse così tragica, ci sarebbe da ridere.
Ma purtroppo il fallimento non si ferma qui.
Perché non contenti di tanti e tali danni i dirigenti del PD si producono in uno sconfortante e avvilente teatrino nel quale divisi in fazioni si scontrano, gli uni contro gli altri armati, nel tentativo di scaraventare, gli uni sugli altri, le pesanti responsabilità della crisi profonda in cui hanno fatto finire la nostra amata Calabria.
Quando è invece evidente, proprio a tutti, come sta a dimostrare anche questa grave vicenda, che la responsabilità è di tutto il PD indistintamente.
E proprio da questo fallimento, che ha messo in ginocchio la nostra regione, che parte la sfida di Giuseppe Scopelliti e del PDL per una nuova stagione della Calabria.
L’ambizione è quella di ridare autorevolezza alla Regione, che oggi è percepita come una istituzione priva di ogni credibilità. Iniziando dall’affermare il rispetto ferreo delle regole e della trasparenza non più solamente predicato attraverso vacui proclami e vuoti slogan, ma al contrario praticato con comportamenti seri e intransigenti.
Iniziando dal garantire il pagamento in tempi rapidi a cittadini, imprese e istituzioni di ogni credito certo vantato.
E, più in generale, dall’osservanza delle leggi di bilancio che in questi anni sono state calpestate.